Se lasci i soldi fermi sul conto corrente, è normale pensare che “qualche interesse” dovresti pur riceverlo. Nella maggior parte dei casi in Italia gli interessi sul conto corrente sono vicini allo zero — e anche quando ci sono, vanno letti bene: lordi, netti, con bollo e costi già tolti, non il numero che vedi scritto in pubblicità.
Cosa sono, esattamente, gli interessi sul conto corrente
Sono il compenso che la banca ti riconosce per le somme che tieni depositate — interessi attivi, perché li ricevi tu, non li paghi. La banca applica un tasso sul saldo che genera interesse a tuo favore, e quell’interesse matura sul capitale depositato per un certo periodo, per poi essere accreditato — di solito una volta l’anno o una volta al trimestre, secondo il contratto.
La formula per calcolare gli interessi lordi
La formula standard usata dalle banche italiane è:
Interessi lordi = (Capitale × Tasso annuo × Giorni) / 36.500
Dove il capitale è la somma media depositata, il tasso annuo è quello applicato dalla banca (espresso come numero, non percentuale — 0,20% diventa 0,20), i giorni sono il periodo su cui maturano gli interessi, e 36.500 è la costante che tiene conto dei giorni dell’anno.
Un esempio: 5.000 € su un conto a tasso lordo 0,20% per un anno intero.
Interessi lordi = (5.000 × 0,20 × 365) / 36.500 ≈ 10€
Dieci euro l’anno, su cinquemila euro fermi. È il tipo di numero che spiega perché il conto corrente non va mai considerato uno strumento per far crescere i soldi.
Perché gli interessi sul conto corrente sono quasi sempre bassi
Molti conti tradizionali hanno un tasso sugli interessi pari a zero, o comunque molto vicino allo zero. Dove ci sono, si parla tipicamente di frazioni di punto percentuale sulla liquidità — pochi euro l’anno su giacenze di qualche migliaio di euro, salvo condizioni particolari (promozioni, soglie minime, offerte a tempo). Il conto corrente è pensato per pagamenti e incassi, non per far fruttare il capitale — è la stessa distinzione che facciamo sempre tra “dove tieni i soldi per usarli” e “dove li metti per farli crescere”.
Dal lordo al netto: tasse, bollo e costi
Anche quei pochi euro di interessi vanno guardati al netto, non al lordo. Tre voci pesano:
Ritenuta fiscale al 26%. Gli interessi che la banca ti accredita sono tassati al 26% — un’aliquota molto più alta del 12,5% riservato ai titoli di Stato come i BTP, di cui parliamo nell’articolo sulla formula del rendimento BTP. Se incassi 10€ lordi, dopo la ritenuta ti restano 7,40€ netti.
Imposta di bollo. Se la giacenza media annuale supera i 5.000€, paghi 34,20€ di imposta di bollo sul conto, indipendentemente da quanto rende. Questo costo fisso va confrontato con gli interessi che ricevi: se il conto rende pochissimo, il bollo può mangiarsi gran parte — o tutto — il guadagno.
Canone e spese di gestione, quando presenti, riducono ulteriormente il risultato netto.
Sommando tutto, su un conto non remunerato non è raro che il bilancio “interessi netti meno costi meno bollo” sia praticamente nullo, o addirittura negativo.
Conto tradizionale o conto remunerato: una distinzione, non un confronto completo
Esistono conti che applicano un tasso d’interesse reale sulla liquidità — i cosiddetti conti remunerati — mantenendo comunque le funzioni di un conto corrente normale, senza doverti spostare i soldi su un conto deposito separato. Rendono tipicamente meno di un conto deposito puro, ma offrono più flessibilità: la liquidità resta sempre disponibile.
I tassi specifici cambiano spesso — si muovono con la politica monetaria della BCE, e un numero scritto qui oggi rischia di essere sbagliato tra pochi mesi. Se stai valutando un conto remunerato, verifica sempre il tasso attuale sull’offerta specifica, non un dato medio letto altrove.
Quando ha senso guardare agli interessi, e quando no
Su un conto corrente tradizionale, non ha senso pensare agli interessi come a una leva di rendimento — il conto serve a incassare e pagare, non a far fruttare i soldi. Per la parte di risparmio che vuoi davvero far crescere, ha più senso guardare a strumenti pensati per quello: conti deposito (tassati al 26%, ma con tassi più alti di un conto corrente) o titoli di Stato come i BTP (tassati al 12,5%, spesso competitivi anche con un tasso lordo apparentemente più basso). Il criterio giusto è sempre lo stesso: confronta i rendimenti netti, non i numeri scritti in pubblicità.
Le domande più comuni
Gli interessi sul conto corrente sono sempre a zero? No, ma spesso sono molto bassi. Molti conti tradizionali hanno tassi pari a zero, altri applicano tassi minimi sulla liquidità — con differenze reali tra banche e tra offerte.
Come si calcolano gli interessi sul conto corrente? Con la formula (capitale × tasso annuo × giorni) / 36.500 per il lordo, poi si applica la ritenuta del 26% per il netto. Se la giacenza media supera 5.000€, va considerata anche l’imposta di bollo di 34,20€ l’anno.
Un conto remunerato può sostituire un conto deposito? Offre interessi sulla liquidità restando flessibile — puoi usare i soldi quando vuoi — ma in genere rende meno di un conto deposito alla stessa durata, che invece vincola la somma per un periodo fisso. La scelta dipende da quanto ti serve avere quei soldi sempre disponibili.
Riassumendo
- La maggior parte dei conti correnti rende pochissimo o nulla — non è pensato per far crescere il capitale.
- Il calcolo vero è sempre al netto: ritenuta al 26%, imposta di bollo oltre i 5.000€ di giacenza media, eventuali costi di gestione.
- I conti remunerati esistono, ma i tassi specifici cambiano nel tempo — verifica sempre l’offerta attuale, non un numero medio.
- Per far crescere davvero i risparmi, conti deposito e BTP restano gli strumenti pensati per quello — il conto corrente no.
Fonti ufficiali e data di verifica
Verificato il 6 agosto 2026.