Nel KID di fondi ed ETF trovi le informazioni sui costi. I livelli effettivi variano molto tra prodotti e categorie; i report ESMA mostrano comunque che il tipo di gestione è uno dei fattori che incide sui costi e che, in aggregato, la gestione attiva esercita una pressione al rialzo rispetto alla gestione passiva. La differenza sembra piccola scritta in percentuale. Non lo è affatto quando la trasformi in euro.

Il costo nascosto delle percentuali

Immagina di versare 161 euro al mese per 20 anni (senza un capitale iniziale, giusto per partire da uno scenario replicabile da chiunque), con un rendimento lordo di mercato del 6% annuo.

  • Con un fondo a gestione attiva che costa l’1,80% l’anno, il rendimento netto scende a circa il 4,20%.
  • Con un ETF che costa lo 0,20% l’anno, il rendimento netto resta vicino al 5,80%.

Alla fine dei 20 anni, il capitale accumulato con il fondo attivo è inferiore di circa 12.254 euro rispetto a quello ottenuto con l’ETF, a parità di versamenti e di mercato — quasi il 17% del capitale finale. Non hai fatto scelte diverse: hai solo pagato di più per lo stesso risultato lordo.

Perché la differenza si allarga nel tempo

Il motivo è l’interesse composto applicato ai costi, non solo ai guadagni. Ogni anno paghi una commissione su un capitale che cresce, quindi anche il costo cresce in valore assoluto. Nei primi 5 anni la differenza è minima e quasi impercettibile; dopo il decimo anno diventa evidente; dopo il quindicesimo comincia a essere dolorosa.

Grafico a barre che confronta il capitale accumulato con un ETF allo 0,20% di costi e un fondo attivo all'1,80%, a 5, 10 e 20 anni

OrizzonteCapitale con ETF (0,20%)Capitale con fondo attivo (1,80%)Differenza
5 anni€ 11.175€ 10.728€ 447
10 anni€ 26.100€ 23.959€ 2.141
20 anni€ 72.651€ 60.397€ 12.254

Calcolo con capitalizzazione mensile, rendimento lordo costante del 6% e versamento di 161 euro al mese, senza capitale iniziale. Puoi rifare il calcolo con i tuoi numeri nel calcolatore di interesse composto.

“Ma il fondo attivo potrebbe battere il mercato”

È la giustificazione più comune, ed è vero in teoria: un gestore bravo può ottenere un rendimento lordo superiore al mercato. Il punto non è assumere che ogni fondo attivo farà peggio: è verificare se il maggior costo è giustificato dal prodotto e dal servizio ricevuto. ESMA sottolinea che costi e caratteristiche del prodotto incidono direttamente sul risultato dell’investitore. Non sai in anticipo se il tuo fondo sarà tra quel 20% fortunato, ma sai con certezza che i costi li pagherai comunque, ogni anno, indipendentemente dal rendimento.

Cosa guardare prima di scegliere

  1. TER (Total Expense Ratio): il costo annuo dichiarato, sempre indicato nel KID.
  2. Costi di ingresso e uscita: molti fondi attivi li applicano, la maggior parte degli ETF no.
  3. Tracking difference: quanto un ETF si discosta effettivamente dal suo indice, al netto dei costi reali.
  4. Distribuzione vs accumulo: cambia solo la gestione fiscale dei dividendi, non il costo di gestione.

Il punto

Non serve prevedere il mercato per migliorare il proprio rendimento netto: basta ridurre quello che paghi per accedervi. Un punto percentuale di differenza nei costi, ripetuto ogni anno per due decenni, pesa più di molte scelte di “market timing” che passiamo ore a valutare — vedi quanto diventano 10.000 euro investiti per un esempio con un capitale iniziale invece di versamenti mensili. Per la liquidità che invece non vuoi investire, un conto deposito resta lo strumento più adatto.

Fonti e approfondimenti